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Intervista al Prof. Solano sullo Psicologo di Base

Postato da: il 18.11.2013 | Nessun commento
solano
 

Domanda: Prof. Solano, da qualche anno si parla sempre più insistentemente dell’introduzione della figura dello “psicologo di base” di cui Lei è stato l’ideatore, ci può dire come e quando ha avuto questa intuizione?
E’ un po’ troppo ampio sostenere che io abbia avuto l’idea di uno “psicologo di base”, già presente ad esempio in Olanda da circa 30 anni. La specificità della mia proposta, che per quanto ne posso sapere non ha precedenti, è la collocazione dello psicologo di base non in uno studio a parte, ma seduto alla stessa scrivania del Medico di Medicina Generale.

Prof. Solano: Le radici della proposta risalgono certamente alla lettura dello storico, visionario testo di Balint, Medico, Paziente e Malattia, che lessi quando ero ancora studente. In quelle pagine appariva evidente quanta domanda psicosociale, sotto forma di sintomi somatici o anche diretta, giungesse al Medico di Base, e come molto spesso la riposta del medico finisse per essere la prescrizione di farmaci o di analisi di cui per primo riconosceva la dubbia utilità. Appariva anche evidente come fosse possibile dare una risposta adeguata, con risultati di grande efficacia, soltanto utilizzando profonde competenze di tipo psicologico, che in quel caso venivano fornite mediante uno straordinario lavoro di supervisione ai medici. Nell’epoca attuale non mi sembra ci sia più la possibilità di un’iniziativa del genere, in termini non episodici: la divaricazione tra medicina e psicologia è ben maggiore, e molto maggiori sono le competenze da acquisire in entrambi gli ambiti. Per questo ho ritenuto utile sperimentare un’integrazione tra competenze mediche e psicologiche che avvenisse non nella stessa persona, ma attraverso la collaborazione di due professionisti. 
Un altro aspetto che mi ha spinto a proporre ed attuare questa modalità di lavoro è stata la constatazione della perdurante, tenacissima, riluttanza da parte della popolazione (in particolare italiana) a rivolgersi ad uno psicologo, anche su consiglio medico, data la persistenza di un fortissimo pregiudizio sociale rispetto a chi frequenti quello che viene ancora vissuto come “il medico dei pazzi”. Questo fa sì che si ricorra ad uno psicologo quasi sempre con grandissimo ritardo rispetto all’insorgenza dei problemi, come testimoniato da diverse ricerche. Una soluzione mi è sembrata che lo psicologo venisse “trovato” laddove le persone portano la loro domanda psicosociale, lo studio del medico di base.

Domanda: Ci può spiegare esattamente, nella Sua prospettiva, cosa si intende per “psicologo di base” (cosa fa, quando e dove riceve, per quanti colloqui, ecc.) e quale dovrebbe essere il suo ruolo all’interno del SSN?

Prof. Solano: Nella esperienza attuata presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute della Sapienza di Roma, lo psicologo:

  • Accoglie ogni paziente che si presenta allo studio insieme al medico
  • Osserva la modalità di instaurare la relazione da parte di ogni paziente.
  • Discute con il medico i casi osservati appena possibile
  • Svolge interventi esplorativo-chiarificatori nei confronti del paziente, nel contesto della visita ambulatoriale. 
  • In alcuni casi, limitati e selezionati, svolge un’ulteriore esplorazione attraverso colloqui in separata sede (in genere da 1 a 5)
  • In alcuni di questi casi, organizza un invio a servizi specialistici di Salute Mentale (di secondo livello)

Lo scopo della presenza dello Psicologo non è quello di svolgere della “piccola psichiatria” in casi con disagio psichico evidente, ma di sforzarsi di dare un senso in ogni caso al disturbo portato dal paziente, sia nella sfera psichica che in quella somatica, all’interno della sua situazione relazionale e di ciclo di vita. Il tentativo è quello di porsi come consulente per tutti, in modo da eliminare il pregiudizio sociale nei confronti di chi si rivolge a uno psicologo, e di approcciare le situazioni in termini di problemi da risolvere e non di patologie da identificare.
Per svolgere queste funzioni l’impegno settimanale è stato di un turno (4 ore, più 1 per discutere i casi) con il medico, di un turno (4 ore) per colloqui individuali, di 4 ore ogni due settimane per la supervisione, più almeno altre 3 ore settimanali per organizzare il materiale e per l’aggiornamento. In totale 15 ore. Poiché ogni settimana lo psicologo si trova ad incontrare una ventina di pazienti, per la maggior parte sconosciuti, l’esperienza ci induce a sconsigliare l’impiego di uno psicologo per più di uno studio medico. Si può pensare ad una convenzione specifica, oppure nel caso di psicologi di ruolo presso le ASL potrebbero essere distaccati per 15 ore del loro orario presso un medico di medicina generale.

Domanda: Attualmente la figura dello “psicologo di base” è riconosciuta a livello normativo e in cosa si differenzia dallo psicoterapeuta della ASL?

Prof. Solano: Attualmente non esiste alcun riconoscimento di questa figura all’interno del SSN. Sono state avanzate alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare, vaghe, generiche e senza alcun sostegno da parte del governo di qualunque colore politico. L’idea comunque è di un intervento di primo livello su situazioni non definibili come vere e proprie psicopatologie, che rimarrebbero di competenza degli psicoterapeuti di secondo livello. In analogia con quanto avviene attualmente per la Medicina Generale, che seguono un percorso di specializzazione prima di esercitare, si può pensare ad una formazione specifica, diversa da quella psicoterapeutica, in un’ottica di Psicologia della Salute, come avviene ad esempio in Olanda.

Domanda: Le ricerche da Lei pubblicate dimostrano che l’introduzione dello “psicologo di base” riduce i costi della spesa sanitaria. Ci può illustrare in che termini l’amministrazione otterrebbe un risparmio?

Prof. Solano: Solo in due casi siamo riusciti ad ottenere dalle ASL una parte dei dati necessari ad effettuare un confronto tra la spesa sanitaria indotta dal Medico prima dell’ingresso dello psicologo e al termine dell’esperienza. Purtroppo siamo riusciti ad avere soltanto i dati relativi alla spesa farmaceutica, non quelli relativi alla spesa per analisi, ricoveri ecc. In entrambi i casi la spesa relativa al medico, che prima si collocava ampiamente al di sopra della media della ASL, è scesa fino a collocarsi all’interno della media stessa, con un risparmio che abbiamo calcolato in un caso di 75.000 euro (17%) , in un altro di 57.000 euro (14%). Come è evidente si tratta di cifre che ripagherebbero di 3 volte la spesa necessaria per lo psicologo. Ricordo che i dati non comprendono la spesa non farmaceutica e che sono relativi all’impiego di tirocinanti in formazione.

Domanda: La figura dello “psicologo di base” è presente in altri Paesi Europei?

Prof. Solano: Esistono due esperienze piuttosto note e sviluppate: Lo Psicologo nelle Cure Primarie in Olanda e gli psicoterapeuti del progetto Improving Access to Psychological Therapies (IAPT) in Gran Bretagna. Nel primo caso siamo più vicini ad un’idea di Psicologo di Base, e l’esperienza ha come presupposto una formazione specifica biennale, mentre nel secondo caso il progetto si definisce più tradizionalmente come trattamento psicoterapeutico di disturbi psichiatrici lievi, essenzialmente ansia e depressione. In entrambi i casi l’accesso avviene per libera iniziativa degli utenti o su invio dei Medici di famiglia. In entrambi I casi è necessario che la persona accetti di definirsi bisognoso di aiuto psicologico o addirittura affetto da un disturbo psichico. Di fatto la maggior parte dei clienti di questi servizi risultano affetti da disturbi elencati nel DSM IV. Rimangono quindi fuori da questo tipo di assistenza coloro che non sono in grado di accettare questa collocazione, in particolare coloro che esprimono il loro disagio soltanto attraverso il corpo.

Domanda: E’ a conoscenza di altre sperimentazioni in Italia assimilabili allo “psicologo di base”?

L’Università di Torino ha sperimentato l’inserimento di uno psicologo, peraltro per poche ore settimanali, distaccato dalla sua collocazione nei servizi territoriali, in alcune Unità Territoriali per l’Assistenza Primaria (UTAP), che sono in sostanza degli studi associati in cui sono presenti 5-6 Medici di Medicina Generale che lavorano in collaborazione. L’accesso avviene su invio dei Medici. E’ evidente come anche in questo caso per la scarsa disponibilità di tempo e la presenza del filtro medico questo psicologo finisca per occuparsi soltanto di persone che esprimono un disagio psichico manifesto e sono disposte a riconoscerlo.
L’Università Cattolica di Milano ha invece sperimentato la presenza di uno Psicologo in alcune farmacie, in locali diversi da quelli adibiti alla vendita dei farmaci. In questo caso la domanda relativa a problemi e non a patologie è stata molto maggiore che in tutte le altre situazioni descritte, ma con un grave limite: l’età media degli utenti è di 52 anni.

Domanda: Quali sono le competenze da acquisire per interpretare efficacemente il ruolo dello “psicologo di base”? In Italia esistono già percorsi formativi specifici che mirano all’acquisizione delle competenze necessarie?

Non è certo facile al momento attuale rispondere ad una domanda del genere in termini prescrittivi. La mia opinione è che sia necessaria anzitutto una certa esperienza clinica in situazioni più tradizionali, dove si affronta una domanda psicologica esplicita, ed una esperienza terapeutica personale, che ritengo necessaria per qualunque attività clinica. Ritengo necessaria inoltre una preparazione nell’ambito della Psicologia della Salute, che consenta di porsi in una posizione di promozione di risorse e non di identificazione e trattamento di patologie, una conoscenza delle modalità di intervento a livello individuale e familiare, un minimo di conoscenze di fisiologia e patologia umana. Rispetto alla mia proposta specifica è poi ovviamente necessario un periodo di tirocinio con supervisione nella situazione di collaborazione con un Medico di Medicina Generale. 
Presso l’Università Sapienza di Roma sono attualmente disponibili due percorsi: la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, di 5 anni, che fornisce anche l’abilitazione all’esercizio della psicoterapia e il Master biennale “Lo Psicologo di Base nell’assistenza primaria”. In entrambe le situazioni è possibile svolgere sia un periodo di tirocinio presso un Medico di Medicina Generale sia un tirocinio clinico di tipo più tradizionale per chi fosse del tutto privo di esperienza clinica.
E’ stato istituito un Master analogo anche presso l’Università di Palermo. Poiché l’idea si sta diffondendo molto rapidamente negli ultimi tempi, è possibile siano presenti altre iniziative di cui non sono a conoscenza.

Domanda: Per promuovere l’introduzione dello “psicologo di base”a livello istituzionale si è rivolto in passato all’Ordine degli Psicologi del Lazio e al Consiglio Nazionale? Che risposta ha avuto?

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha mostrato in un passato ormai piuttosto lontano un qualche interesse per la mia proposta, chiedendomi anche di svolgere Seminari presso l’Ordine. Nonostante reiterate promesse, non ha però mai realizzato alcun contatto istituzionale con autorità sanitarie per promuovere il progetto, e da diversi anni non mostra più alcun interesse per l’iniziativa. 
Negli ultimi anni si è risvegliato invece un notevole interesse da parte dell’Ordine Nazionale, in particolare da parte del Presidente Luigi Palma, che ha promosso una informazione capillare dell’iniziativa nei confronti del pubblico e degli Ordini Regionali, e con cui abbiamo concordato un protocollo di sperimentazione da proporre alle autorità sanitarie quali ASL o assessorati alla sanità. Sono stati anche stabiliti alcuni contatti politici ma è evidente che, essendo la sanità organizzata su base regionale, l’onere principale spetti agli Ordini Regionali. Il ruolo dell’Ordine del Lazio sarebbe fondamentale anche perché le persone già formate a questa attività (nonché il sottoscritto) sono residenti nel Lazio e quindi potrebbero molto più agevolmente partecipare ad una sperimentazione più ampia.

PROF. LUIGI SOLANO
Prof. Associato di Psicologia Clinica presso Il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell’Università Sapienza di Roma.
Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute e del Master “Lo Psicologo di Base nell’Assistenza Primaria”.

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